IL DISAGIO MINORILE COME ESPRESSIONE DEL DISAGIO FAMILIARE

DI Mario Brengola

 

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EFTA - SIPPR Napoli 2019 - UN TEMPO DI APPARTENENZA

di Agostino Vietri

 

Nella sessione conclusiva dei lavori del efta 2019 Rossella Aurilio ed Umberta Telfener hanno chiesto all’uditorio di rappresentare, sotto forma di scultura, l’esperienza congressuale. La metafora più espressa è stata una casa.

Sentirsi a casa è di fatto l’emozione che tutti abbiamo vissuto, in un luogo familiare in cui si condividevano intenti, riflessioni ed emozioni. Sentirsi a casa è capitato a tutti noi che abbiamo partecipato a quest’evento, anche quando abbiamo criticato un intervento superficiale o inadeguato o quando, estenuati dall’alta intensità delle sessioni, ci siamo incontrati in uno dei caffè della splendida Napoli.

Ma questo è solo un modo di raccontare l’esperienza dell’EFTA. 

Abbiamo rincontrato i nostri idoli professionali, abbiamo scambiato con loro impressioni, riflessioni e pareri. In alcuni casi abbiamo dato un volto ad un libro che ci ha emozionato, conoscendone l’autore. 

Siamo un piccolo gruppo di professionisti, abituati a combattere per affermare una epistemologia talvolta criticata, o non presa in considerazione nei circuiti dei servizi psichiatrici, e la compresenza di 1500 simili ci ha fatto sentire forti per qualche giorno. Ne avevamo bisogno.

Il convegno EFTA SIPPR è stato interessante come tutte le volte, ricco, forse troppo, di interventi e riflessioni. Alcune sessioni ci hanno emozionato, come quelle di Carmine Saccu e di Edith Goldbeter, altre ci hanno dato grandi spunti di riflessione, come Valeria Ugazio ed Annamaria Sorrentino, altre le porteremo con noi, come la simulata di Mony Elkaim, con la sua gentile severità. 

Eravamo a casa anche per motivi geografici, nella nostra Napoli, ed eravamo a casa anche per la presenza di chi siamo abituati a sentire vicino ma continua ad insegnarci qualcosa. Così “il sogno” di Gennaro Galdo ci ha avvicinato ad un mondo poco esplorato da chi ha una formazione sistemica, strumento tuttavia insostituibile nelle psicoterapie di ogni orientamento, canale di comunicazione potentissimo con il nostro mondo interno.

Gemma Trapanese ha rappresentato un interessante stile di clinica con la famiglia, rispettoso della specifica matrice culturale di appartenenza ma aperto alla dimensione fantasmatica e alle trasformazioni identitarie. Il genere “tragicomico”, partendo dal teatro di Eduardo, da “Natale in casa Cupiello”.   

Ancora Gennaro Galdo ha descritto il modello mediterraneo, ha parlato di noi, delle caratteristiche culturali, etiche e semantiche di chi vive a contatto con questo mare, e con le sue contaminazioni.

Tra le caratteristiche del modello vi è l’uso dell’ironia, amplificata nel lavoro delicato e divertente ma con delle sfumature molto profonde, di Giuseppe Ruggiero, nostro vicino ed amico.

Ci siamo commossi nel salutare Rodolfo de Bernard, che non ha potuto assistere al suo convegno. Le lacrime di Conny Leporatti durante la presentazione del suo lavoro sono state la rappresentazione più bella del lavoro scientifico e soprattutto dell’affettività di Rodolfo.

Personalmente ho ricordato con nostalgia il mio maestro, amico, insegnante, Luigi Onnis. Ho rincontrato i suoi “amici”, alcuni di quei 5 (Onnis, Caillè, Vannotti, Goldbeter, Neuburger) che si riunivano per creare le fondamenta dell’associazione europea e per realizzare idee e strumenti di cui tutti oggi disponiamo. “Mi manca!” Mi ha detto Marco Vannotti, come un fratello a cui è stato strappato un fratello, e mi ha stretto con forza la mano.

 

L’incontro con il mondo sistemico mi ricorda che abbiamo un dovere, quello di non arrenderci, di continuare a combattere perché l’aiuto alle persone in difficoltà non sia il frutto delle nostre esigenze di affermazione. Abbiamo il dovere di esportare e diffondere un modello clinico che risponde ad una lettura complessa della realtà, che è quindi vicino ai veri bisogni delle persone. Dobbiamo sempre ricordare che l’ecologia della mente non è solo il titolo di un libro difficile scritto da un visionario, ma deve essere la cornice principale attraverso cui guardiamo il mondo, senza lasciarci distrarre da dettagli rassicuranti ed accattivanti.

 

Come ci ha ricordato Luigi Cancrini, in apertura dei lavori congressuali, dobbiamo sempre ricordare il “contributo straordinario che la prospettiva e la cultura sistemico-relazionale hanno fin dora dato e potrebbero/dovrebbero dare in futuro allo sviluppo e nella organizzazione delle relazioni di cura e dei servizi che si occupano di salute mentale dei bambini e degli adulti”.